Zoe
Paterniani

1991, Pesaro (PU)

Dopo la laurea in Storia della fotografia conseguita nel 2013 presso il DAMS di Bologna, con una tesi che mette a confronto i contributi teorici e le fotografie di Luigi Ghirri, frequenta il corso di laurea magistrale in Arti visive, performative e mediali presso l’Università di Bologna, cui affianca diverse collaborazioni con gallerie d’arte contemporanea.
Nella sua ricerca, l’immagine è intesa come esito di un processo performativo e di un’esperienza relazionale: in questo senso la fotografia diventa anche una pratica strettamente quotidiana condotta nello spazio a-progettuale del diario condiviso.

LA ROTTURA PROVVISORIA DI UNA COMUNE SOLITUDINE (2016-in corso)

Il teorico del cinema Christian Metz afferma che vedendo un film proviamo “una gioia specifica nel ricevere dall’esterno immagini abitualmente interiori, immagini familiari o che non ne sono troppo dissimili”, e questo causa la “rottura provvisoria di una comune solitudine”. Ho fotografato coppie sotto i venticinque anni che convivono, nel tentativo di colmare un vuoto e di comprendere come la mia generazione precaria, cresciuta in un sistema comunicativo e mediale che non contempla la solitudine, affronti questo stesso vuoto.  La convivenza è un piano di fuga provvisorio, un tentativo di sospendere – anche solo momentaneamente – qualcosa che forse non abbiamo mai conosciuto per davvero.

 

DERIVA (2017)

 

“Avvertenza

Luoghi, fatti e persone sono, in questo libro, reali.

Anche i nomi sono reali.

Sentendo io, nello scrivere questo libro, una così profonda intolleranza per ogni invenzione, non ho potuto cambiare i nomi veri, che mi sono apparsi indissolubili dalle persone vere.

Ho scritto soltanto quello che ricordavo. Perciò se si legge questo libro come una cronaca, si obiet­terà che presenta infinite lacune. Benché tratto dalla realtà, penso che si debba leggerlo come se fosse un romanzo: e cioè senza chiedergli nulla di più, né di meno, di quello che un romanzo può dare. Questa difatti non è la mia storia, ma piuttosto pur con vuoti e lacune, la storia della mia famiglia. Nel corso della mia infanzia e adolescenza, mi propone­vo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me. Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla real­tà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito.”

Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare

 

Le immagini sono, per loro natura, silenziose e am­bigue. Ciascuna vive sul proprio supporto e contiene in sé strati di storie e avvenimenti che non sono ca­pace di raccontare, tantomeno di ordinare. Come un corpo inerte immerso in fluido che viene trascinato alla deriva, chiedo allo spettatore di navigare in questo arcipelago visivo senza una rotta precisa.

 

JORDAN GENERAL ELECTIONS (2016-2017) – primo premio EPA2017

 

Quando sono atterrata ad Amman il primo settembre 2016, le elezioni parlamentari erano alle porte.

Lungo la strada che dall’aeroporto Queen Alia arriva alla città ho visto centinaia di manifesti elettorali. A causa della complessità del paesaggio sia visivo che sociale ho sentito la necessità di condurre delle esplorazioni. Amman è molte città insieme, e non ci sono viali rettilinei e piazze ordinate a separare i quartieri, zone completamente differenti per cultura e architettura si compenetrano e si spalmano le une sulle altre al di là di ogni concetto di confine reale o presunto. Mentre cercavo un orientamento i manifesti sono stati il mio filo rosso, l’unico elemento di congiunzione fra aree totalmente opposte come Abdoun, il quartiere più ricco e occidentalizzato e Ain Albasha, un ex campo profughi diventato ora un insediamento permanente, sul confine col deserto. Per i primi venti giorni di residenza ho seguito i manifesti ovunque andassi, nel tentativo di districare la fitta rete urbana da un lato, e la fittissima rete di riferimenti culturali del tutto incomprensibili dall’altro. I miei punti cardinali erano del tutto impermanenti e sembravano passare inosservati per gran parte dei giordani che incontravo. La fanzine è il contenitore più ovvio per quella che credo sia una mappa temporanea della città. L’installazione è pensata come una riflessione a posteriori sulle modalità di rappresentazione del potere: l’immagine istituzionale e storicizzata, quella delle stanze spettrali del vecchio palazzo del parlamento, si appoggia su un fondale caotico e transitorio.

Opere

Zoe Paterniani, Jordan General Elections, 2016-2017, stampa inkjet, poster e fanzine
Zoe Paterniani, Deriva, 2017, stampa inkjet e fotografie d’archivio
Zoe Paterniani, Giulia e Flavio, dalla serie La rottura provvisoria di una comune solitudine, 2016-in corso, stampa c-print, 30×45 cm
Zoe Paterniani, Stefania e Emilio, dalla serie La rottura provvisoria di una comune solitudine, 2016-in corso, stampa c-print, 30×45 cm