Francesco
Paglia

1983, Portomaggiore (FE)

Nato in Emilia nel 1983, dopo aver fatto studi artistici, ha frequentato il corso di fotografia all’Istituto Europeo di Design di Milano.

Un approccio analogico al digitale, è così che descrive il proprio rapporto con la fotografia.

In tal senso, nelle sue ricerche, utilizza media legati all’attualità.

Considera la fotografia il più libero, reale e completo medium che sintetizza l’evoluzione artistica dell’essere umano, riassumendo tutte le sperimentazioni e i traguardi avvenuti in questo contesto.

Nell’etimologia di foto – grafia si deduce che la luce é la materia di cui é fatta; la luce é anche la materia fondamentale che sta alla base della vita, infatti la fotografia traduce la voce della vita tramutandola in immagini.

Per questo, si può definire la figlia di tutte le arti.

METALOGHI (2017)

 

Cos’è dunque la conoscenza? È forse il ripetere quello che gli uomini vogliono sentire?

O non è piuttosto guardare in faccia il terrore della vacuità, il saper sostenere la vista di fronte ai bagliori accecanti del vuoto?

La comprensione dei Metaloghi è affine alla conoscenza che si ricava dal mito greco, dove l’uomo è appunto un curioso esperimento di libero arbitrio costantemente vessato da forze universali come la pulsione erotica, l’ineluttabilità della morte, il timore del cielo, la vertigine della bellezza.

Un movimento centrifugo, a partire dalla fotografia della ‘selva oscura’, richiama tutte queste forze. Il piccolo occhio è lo sguardo dell’anziano morente, la consapevolezza suprema del tempo. Ecco le genealogie. La telecamera, inquietante e squallida, è la rappresentazione icastica del controllo. Il rasoio è la tentazione, l’arma che ti mettono in mano gli Dei per peccare di hybris, per violare il più sacro dei territori, il tuo corpo.

Il delirante equilibrismo intorno ai totem dei Metaloghi continua verso il parossismo dell’amplesso, l’eros, in una rappresentazione del desiderio che annichilisce le personalità, le coscienze, i ricordi. Diametralmente opposta è l’allegoria della bellezza, della grazia, della delicatezza: una tenue orchidea che pare indicare la via verso l’estrema astrazione del pensiero.

La spirale della conoscenza si apre infine al rapporto diretto con Dio. L’olocausto del bovino. L’energia della creazione. E infine il mistero, che si riserva sempre l’ultima parola.

Opere

Francesco Paglia, Metaloghi, 2017, stampa inkjet
Francesco Paglia, Metaloghi, 2017, stampa inkjet