Valentina
Sommariva

1986, Milano

Nasce nel 1986 a Milano, dove vive e lavora. Dopo la laurea in Architettura, studia Design del Prodotto a Londra. Lavora come fotografa di architettura d’interni e ritratti per l’editoria. Principali mostre collettive: 2014 – GE/14. Altro dalle Immagini, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; 2013 – Finalisti Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee, Villa Bardolini, Pieve di Soligo, Treviso; Principianti, Ex-Ospedale Sant’Agostino, Modena; Baessa 1310-Lagorai fotografato; ArteinContemporanea, Galleria 42, Modena; 2012 – Fotografia e parola, Galleria Ghigghini, Varese. Nel 2012 vince il Premio Riccardo Prina.

L’ORA D’ARIA (2014)

Questo lavoro nasce da una riflessione sugli spazi aperti delle carceri, dove i detenuti possono stare all’aria aperta o fare attività fi- sica nei tempi concessi dal regolamento. Solitamente sono luoghi fatti di pochi elementi, gli unici nei penitenziari che permettono uno sguardo più ampio verso il cielo.
Il sistema carcerario è da qualche tempo al centro delle indagini dell’artista, il cui interesse si è focalizzato in particolare sul modo in cui l’istituzione determina i comportamenti dei detenuti.
Il video racconta questo luogo soffermandosi su un aspetto tanto semplice quanto essenziale della vita dietro le sbarre: lo sport. La cura di sé è un elemento indispensabile per resistere alla durezza della reclusione.
Lo spazio è suddiviso in tre inquadrature che si ripetono in successione con una frequenza monotona e ossessiva. Un uomo corre lungo il perimetro tra le mura di uno dei cortili all’aperto. Gli stacchi tra un campo e l’altro sono calcolati in base al tempo impiegato a percorrere la distanza di corsa.
La figura del detenuto, assente nelle immagini, è avvertita dal suo respiro affannoso durante l’allenamento. L’aria entra ed esce dal suo corpo come se stesse compiendo un rito di purificazione. Un tentativo di liberarsi per poi assorbire nuove energie.

DEGLI AMORI MUTI (2013)

Questo progetto è un’indagine sull’amore nelle carceri, un luogo che nega la possibilità di vivere questo sentimento nella sua intimità.

In alcune carceri italiane che includono una doppia sezione, maschile e femminile, i detenuti hanno la possibilità di vedersi dalle finestre, dietro le sbarre. Spesso i loro sguardi si incrociano e nasce così una comunicazione che si sviluppa attraverso un linguaggio di segni: tenendo tra le mani degli indumenti – calze, asciugamani o anche un semplice tovagliolo di carta – i detenuti tratteggiano nell’aria le lettere dell’alfabeto o simboli d’amore. Per celare agli occhi degli agenti i propri messaggi, le lettere sono disegnate velocemente e al contrario. Questo succede anche di notte, per mezzo di accendini o di piccole sorgenti luminose.

La negazione dell’amore e l’impossibilità di esprimere i propri sentimenti sono una pena nella pena, vissuta dai carcerati in modo intenso e drammatico, a cui si aggiunge il divieto di esprimere la propria sessualità. Infatti, nonostante le proposte di legge in tal senso, non sono ancora possibili i cosiddetti “colloqui chiusi” dei detenuti con i propri partner.

Il desiderio di amare diviene al tempo stesso un modo per sfuggire alla durezza della vita dietro le sbarre, per sentirsi meno soli e per continuare a dare un significato a un’esistenza privata di ogni libertà. Solitamente si tratta di amori platonici: stando alle statistiche, gli “amori galeotti” sono frequentissimi e possono durare anni, ma nella maggior parte dei casi terminano con la scarcerazione di uno dei due innamorati, oppure si sfaldano in breve tempo quando ci si rende conto di aver mitizzato un estraneo nel tempo sospeso della carcerazione. Ciò che resta è un’illusione, utile a progettare e immaginare un futuro, una strategia di sopravvivenza al carcere.

DOMENICA (2013)

Il progetto è costituito da una serie di ritratti di donne provenienti dall’Est Europa, migranti che lavorano principalmente come badanti o domestiche. Queste donne fanno parte della comunità Ortodossa di Modena e i loro ritratti sono stati realizzati negli spazi in cui celebrano la messa della domenica durante il rito. Le fotografie, nel loro insieme, restituiscono l’idea di una collettività riunita in un momento di culto. L’inquadratura dal dietro mette lo spettatore nella loro posizione, come se anch’esso partecipasse alla celebrazione sacra. Il volto delle donne è celato e chi guarda è costretto a controllare la superficie della fotografia concentrandosi sui dettagli, alla ricerca di qualche indizio che riveli l’identità delle presone ritratte. L’attenzione cade sul velo, indumento che le accomuna e le differenzia. Questo copricapo, in contrasto con la stazza dei loro cappotti invernali, richiama l’idea di leggerezza con cui queste donne si muovono nelle case che le ospitano, e dove prestano aiuto ad anziani o a persone bisognose.

Opere

Valentina Sommariva, L’ora d’aria, 2014, still da video
Valentina Sommariva, Degli amori muti, 2013, still da video
Valentina Sommariva, Biodiversità, 2013, c-print, 20×30 cm
Valentina Sommariva, Domenica, 2013, stampa inkjet su carta cotone, 40×30 cm
Valentina Sommariva, Domenica, 2013, stampa inkjet su carta cotone, 40×30 cm
Valentina Sommariva, Domenica, 2013, stampa inkjet su carta cotone, 40×30 cm
Valentina Sommariva, Domenica, 2013, stampa inkjet su carta cotone, 40×30 cm