Silvia
Mangosio

1988, Torino

Nasce a Torino nel 1988. Diplomata nel 2010 in fotografia all’Istituto Europeo di Design di Torino con una tesi sulla comunicazione e sul paesaggio realizzata a Lomé (Togo), si iscrive in seguito al corso di studi di antropologia all’Università degli Studi di Torino, percorso che interrompe l’anno seguente per dedicarsi completamente alla fotografia iscrivendosi al master di alta formazione sull’immagine contemporanea di Fondazione Fotografia Modena.

Nel frattempo, partecipa a una breve residenza sul colle del Gran San Bernardo con il Mountain Photo Festival di Aosta ed a una residenza di sei settimane a Edimburgo presso Stills Gallery.

Il progetto conclusivo del percorso biennale del master, Memoriamatic, vince il secondo premio Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

MEMORIAMATIC (2013)

Due anni fa, ho scoperto che mio padre aveva iniziato a catalogare con meticolosa precisione tutte le nostre vecchie diapositive, segnando date e contenuto di ogni foto in due vecchi quaderni. Quando vi ho messo sopra le mani e ho iniziato a leggerli, sono affiorati alla mia mente ricordi che avevo rimosso, e ho dovuto prendere atto del fatto che molte cose che credevo di ricordare perfettamente erano in realtà sbagliate, mentre mi pareva di aver vissuto eventi che invece non avrei potuto assolutamente ricordare. Un senso di estraniante familiarità è venuto a galla anche nel guardare quelle foto che non avevano niente a che fare con me in prima persona, ma che ritraevano mio padre nella sua vita precedente alla mia nascita. La riflessione che ne è scaturita, ha portato alla nascita di Memoriamatic, un progetto installativo che indaga il tema della memoria e si interroga sulla capacità della nostra mente di creare e distruggere la realtà che ci circonda. Usando il mezzo fotografico, che per eccellenza si presta all’ambiguità del “vero” e del “falso”, ho costruito dei falsi ricordi – foto di famiglia rappresentanti il vissuto di una persona, diapositive di eventi che potrebbero essere accaduti o che avremmo voluto accadessero – assecondando la mia necessità di rispondere a una domanda: possiamo plasmare il nostro presente, “ingannando” il cervello nella modifica del passato? La fotografia, attingendo all’immaginario comune dell’album di famiglia e della foto ricordo, diventa la metafora del nostro corredo genetico, sia di ciò′ che ereditiamo in maniera più o meno conscia, che di ciò che possiamo modificare: un accumulo di memorie vere e false, percezioni e avvenimenti, sui quali possiamo operare una manipolazione attiva, duratura e, paradossalmente, “reale”. Le diapositive elaborate si presentano allo spettatore come piccole finestre affacciate sul nostro mondo interiore, nel quale si è invitati ad immergersi per scoprire cosa è vero e cosa no, o per decidere che, in fondo, la questione non ha importanza.

“E chiunque ripulisca il suo pezzettino di foresta del passato è l’eroe  che riscatta il tempo, è il capro che, assumendo su di sé i peccati, disfa il tempo. In questo senso, ciascuno di noi è l’ago della bilancia” – James Hillman

EXERCISE #01 – HOW TO REPAIR SOMETHING BROKEN (2013)

Un cuore, tagliato e poi ricucito, diventa simbolo dell’ambivalenza dell’amore, della volontà di ricostruire una cosa anche se si è provato piacere nel distruggerla.

Opere

Silvia Mangosio, Exercise #1, 2013, still da video
Silvia Mangosio, My Family Mapping, 2012
Silvia Mangosio, dalla serie Memoriamatic, 2013, particolare
Silvia Mangosio, dalla serie Memoriamatic, 2013, particolare
Silvia Mangosio, Memoriamatic, 2013
Silvia Mangosio, Memoriamatic, 2013
Silvia Mangosio, Memoriamatic, 2013
Silvia Mangosio, Memoriamatic, 2013