Laura
Simone

1986, Modena

CINQUANTA (2013)

Il mare è imprevedibile, spesso si appropria di oggetti appartenenti alla realtà umana, terrestre, li ingloba, li trasforma e li rende parte di sè. La realtà è come se, inglobata dall’acqua, fosse rigenerata e trasformata in immaginario onirico, fantastico. Nei sogni e nelle fantasie il mare, o qualsiasi vasta distesa d’acqua, rappresentano l’inconscio. Le acque sono al principio e tornano alla fine di ogni ciclo storico o cosmico; esse sono germinative e racchiudono nella loro unità indivisa le virtualità di tutte le forme. L’immersione nell’ acqua simboleggia la regressione all’ utero, la rigenerazione totale, la nuova nascita, perché equivale ad una dissoluzione delle forme, ad una reintegrazione nel mondo indifferenziato della preesistenza. Negli abissi del mare, dove la luce arriva fioca, riposano in silenzi spettrali relitti antichi e moderni. Il relitto in quanto tale è strettamente collegabile a rovine terrene di ogni genere, castelli, palazzi, chiese, portici, acquedotti abbandonati. Qui come al cospetto della rovina, punta estrema e luogo di adempimento della forma di presenza del passato, entrano in gioco energie della nostra anima così profonde e globali che diviene completamente insufficiente la rigida separazione fra intuizione e pensiero. La pace profonda che come un sacro incanto circonda il relitto, si potrà attribuire al carattere di passato della rovina. Essa è la sede dalla quale la vita ha preso congedo, ma ciò non è nulla di semplicemente negativo o di pensato all’occorrenza; il fatto che la vita con la sua ricchezza e le sue vicende abbia un tempo abitato qui, è una presenza immediatamente intuibile. La rovina crea la forma presente di una vita passata, non in base ai suoi contenuti o ai suoi resti, bensì in base al suo passato in quanto tale. Così scopo e accidente, natura e spirito, passato e presente risolvono in questo punto la tensione delle loro opposizioni o meglio, conservando questa tensione, la conducono però all’unità di un’immagine esterna, di un’azione intima. È come se una parte dell’esistenza dovesse prima decadere per diventare così priva di resistenza nei confronti di tutte le correnti e le forze provenienti da tutte le direzioni della realtà. Forse è questo il fascino del declino, della decadenza in generale, fascino che si spinge al di là del loro momento meramente negativo, il fatto della caduta verso il basso. L’ esperienza dell’ immersione in questi luoghi riporta alla fanciullezza,si viene accolti da immenso stupore, è come entrare in un luogo sospeso tra la vita e la morte, tra il reale e il sogno.

Opere

Laura Simone, Il caso XX, Consuelo, 2012
Laura Simone, Untitled #1, dalla serie Cinquanta, 2013, lightbox, 50×80 cm
Laura Simone, Untitled #3, dalla serie Cinquanta, 2013, lightbox, 50×80 cm
Laura Simone, Untitled #2, dalla serie Cinquanta, 2013, lightbox, 50×80 cm